Una nuova ricerca dell’Università di Galway suggerisce un potenziale legame tra i livelli di vitamina D nella mezza età e il successivo sviluppo della malattia di Alzheimer. Uno studio che ha seguito quasi 800 partecipanti del Framingham Heart Study per oltre 15 anni ha scoperto che livelli più elevati di vitamina D circolante intorno ai 30 anni erano associati a minori accumuli di proteina tau nel cervello circa 16 anni dopo. La tau è un indicatore chiave della patologia di Alzheimer, formando grovigli dannosi che interrompono la funzione cerebrale.

I dettagli dello studio

I ricercatori hanno esaminato i dati di 793 adulti (53% donne, età media 39 anni) che non presentavano demenza al momento dell’imaging cerebrale. I livelli di vitamina D dei partecipanti sono stati misurati tra il 2002 e il 2005 e successivamente valutati utilizzando scansioni PET tra il 2016 e il 2019 per rilevare depositi di tau e amiloide. L’analisi è stata aggiustata per fattori quali età, sesso, salute cardiovascolare, fumo, depressione e indice di massa corporea.

Perché è importante

Si stima che la malattia di Alzheimer colpisca circa 57 milioni di persone in tutto il mondo, il che la rende una delle principali sfide sanitarie globali. L’accumulo di proteina tau nelle regioni del cervello come la corteccia entorinale e i lobi temporali è un segno precoce dell’Alzheimer. Questo studio suggerisce che il mantenimento di livelli adeguati di vitamina D nella mezza età può offrire un fattore di rischio modificabile per ridurre i cambiamenti neurodegenerativi prima della comparsa dei sintomi.

Risultati principali

Lo studio ha rivelato che livelli più elevati di vitamina D erano correlati a un minore carico di tau nel cervello e nelle regioni vulnerabili. Circa il 34% dei partecipanti aveva bassi livelli di vitamina D e solo il 5% stava assumendo integratori al momento del test.

“I nostri risultati suggeriscono che livelli più elevati di vitamina D nella mezza età possono offrire protezione contro lo sviluppo di depositi tau nel cervello”, ha affermato il dottor Martin David Mulligan, ricercatore capo del progetto.

Avvertenze e ricerche future

È fondamentale notare che questo studio non dimostra la causalità. La vitamina D è stata misurata solo una volta e i ricercatori non hanno monitorato i cambiamenti nel tempo né verificato se l’integrazione potesse alterare i risultati cerebrali. Sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati ed esplorare se gli interventi a base di vitamina D potrebbero prevenire o ritardare l’insorgenza dell’Alzheimer.

Il risultato finale

Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, questo studio aggiunge prove crescenti che collegano la vitamina D alla salute del cervello. I risultati suggeriscono che mantenere livelli ottimali di vitamina D nella prima mezza età potrebbe essere una strategia promettente per ridurre il rischio di cambiamenti neurodegenerativi prima che si sviluppi la demenza. Il periodo di mezza età è ideale per la modifica dei fattori di rischio, rendendolo un’area potenzialmente di grande impatto per la prevenzione.

I risultati completi sono stati pubblicati sulla rivista Neurology.

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