Ricerche recenti suggeriscono un potenziale legame tra l’integrazione prolungata di melatonina e una maggiore incidenza di insufficienza cardiaca, sollevando preoccupazioni sull’uso diffuso di questo popolare aiuto per dormire. Un’analisi preliminare di oltre 130.000 adulti negli Stati Uniti e nel Regno Unito ha rivelato che gli individui a cui è stata prescritta la melatonina per più di un anno corrono un rischio maggiore dell’89% di sviluppare insufficienza cardiaca entro cinque anni. Questa coorte ha mostrato anche un rischio di mortalità raddoppiato rispetto a quelli che non assumevano l’integratore.

Risultati preliminari e contesto

Lo studio, presentato alle Sessioni Scientifiche dell’American Heart Association, non dimostra in modo definitivo che la melatonina causa problemi cardiaci, ma evidenzia un’associazione significativa che merita ulteriori indagini. La melatonina è attualmente il quarto prodotto naturale più popolare utilizzato dagli adulti negli Stati Uniti, spesso assunto senza controllo medico a causa della sua disponibilità da banco. Questa accessibilità rende particolarmente preoccupante la mancanza di dati completi sulla sicurezza a lungo termine.

Mentre l’uso a breve termine (1-2 mesi) è generalmente considerato sicuro per le persone non incinte o che allattano, gli effetti a lungo termine rimangono in gran parte sconosciuti. La ricerca suggerisce che gli individui che utilizzano melatonina per periodi prolungati possono affrontare un rischio 3,5 volte maggiore di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca, con un tasso di mortalità complessivo che aumenta dal 4,3% al 7,8%.

Metodologia e avvertenze

Lo studio ha utilizzato cartelle cliniche elettroniche per tenere traccia delle prescrizioni di melatonina, consentendo ai ricercatori di confrontare i risultati tra utenti e non utenti. Tuttavia, una limitazione fondamentale è che lo studio non ha intervistato direttamente i partecipanti riguardo al loro apporto di melatonina. Ciò significa che il gruppo di controllo potrebbe aver incluso individui che si sono autosomministrati l’integratore senza prescrizione medica, distorcendo potenzialmente i risultati.

Nonostante questo vincolo metodologico, gli esperti del settore riconoscono l’importanza dei risultati. “Questi risultati mettono in discussione la percezione della melatonina come terapia cronica benigna”, ha affermato Carlos Egea, presidente della Federazione spagnola delle società di medicina del sonno, “e evidenziano solo la necessità di uno studio prospettico con un gruppo di controllo per chiarirne il profilo di sicurezza”.

Implicazioni più ampie

La crescente popolarità della melatonina, unita al suo status di farmaco da banco non regolamentato, rappresenta un problema per la salute pubblica. A differenza di paesi come il Regno Unito, dove la melatonina richiede una prescrizione, gli Stati Uniti ne consentono l’accesso senza restrizioni. Questa mancanza di supervisione solleva interrogativi sul dosaggio, sulla durata dell’uso e sulle potenziali interazioni con altri farmaci.

Inoltre, recenti segnalazioni di overdose non mortali tra i bambini in Australia sottolineano la necessità di una maggiore consapevolezza dei potenziali rischi della melatonina, anche a breve termine. Sebbene siano basati su un ormone naturale, gli integratori non sono sempre innocui e i consumatori devono avvicinarsi al loro utilizzo con cautela.

La ricerca serve a ricordare che anche gli integratori ampiamente disponibili dovrebbero essere trattati con lo stesso livello di controllo degli interventi farmaceutici. Ulteriori studi sono cruciali per stabilire una comprensione definitiva degli effetti a lungo termine della melatonina, garantendo che i pazienti possano prendere decisioni informate sui loro aiuti per il sonno.

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