I consulenti scozzesi sul cambiamento climatico hanno avvertito che l’attuale piano del governo per ampliare le installazioni di pompe di calore è troppo lento per raggiungere gli obiettivi di emissioni, sollevando dubbi sulla fattibilità del raggiungimento degli obiettivi di zero emissioni nette. Il governo scozzese ha proposto di accelerare l’adozione delle pompe di calore solo entro il 2035, con la maggior parte delle installazioni necessarie previste per il decennio successivo, ma il Comitato sui cambiamenti climatici (CCC) ritiene questo approccio “poco ambizioso” e potenzialmente distruttivo per le catene di approvvigionamento.

Progressi attuali e critiche

Sebbene la Scozia abbia fatto passi da gigante nella riduzione delle emissioni complessive di gas serra – una riduzione del 51,3% entro il 2023 rispetto ai livelli del 1990 – gran parte di questo progresso deriva dalla decarbonizzazione del settore energetico, una responsabilità in gran parte gestita dal governo del Regno Unito. Il rapporto CCC sottolinea che i futuri tagli dipenderanno dalle politiche controllate dal Parlamento scozzese, in particolare in settori come il riscaldamento domestico.

Il problema principale non è solo la velocità, ma il tempismo. Il CCC sostiene che ritardare un’azione significativa fino alla fine degli anni ’30 crea una pericolosa dipendenza da un periodo di recupero rapido e irrealistico. Gli esperti stimano che durante la prossima legislatura dovranno essere installate circa 110.000 pompe di calore per garantire una crescita costante del settore. Senza questa accelerazione, la transizione probabilmente andrà incontro a strozzature e ritardi.

La soluzione della pompa di calore spiegata

Le pompe di calore offrono una soluzione praticabile per ridurre le emissioni di carbonio degli edifici funzionando con l’elettricità ed estraendo calore dall’aria, anche nei climi freddi. I paesi scandinavi come Norvegia, Svezia e Finlandia hanno alcune delle installazioni più alte. Tuttavia, un funzionamento efficace della pompa di calore richiede un adeguato isolamento della casa per prevenire la perdita di calore. La Scozia è attualmente in vantaggio rispetto al resto del Regno Unito nella diffusione delle pompe di calore, con un aumento del 18% delle installazioni tra il 2023 e il 2024, ma questa crescita deve essere sostenuta e accelerata.

Oltre le pompe di calore: veicoli elettrici e ripristino della natura

La valutazione CCC evidenzia anche i successi ottenuti nel campo delle infrastrutture per i veicoli elettrici, con la Scozia che ha raggiunto l’obiettivo di 6.000 punti di ricarica due anni prima del previsto. Tuttavia, il rapporto rileva una distribuzione non uniforme e un margine di miglioramento nella soddisfazione del pubblico.

Al contrario, il rapporto critica i “finanziamenti stop-start” per progetti di ripristino della natura, citando in particolare i tagli di bilancio che hanno portato alla distruzione di milioni di alberelli e al crollo di un vivaio. Questa instabilità danneggia le catene di approvvigionamento e mina gli sforzi di sostenibilità a lungo termine.

Una sfida di credibilità

Gruppi ambientalisti come il WWF Scozia sostengono che i ministri devono migliorare significativamente i loro piani climatici per mantenere la credibilità. Il ritardo nell’azione non solo aggrava la crisi climatica, ma priva anche i cittadini dei benefici di bollette energetiche più basse, case più calde, aria più pulita e recupero della natura.

“Più rimandiamo, più aggiungiamo alla crisi climatica e più a lungo le persone dovranno aspettare per i benefici di bollette energetiche più basse, case più calde, aria più sana e ripristino della natura.” – Lang Banks, Direttore, WWF Scozia.

La strategia climatica della Scozia si trova ad affrontare un momento critico. La valutazione del CCC sottolinea la necessità di un’azione immediata per accelerare l’implementazione delle pompe di calore, mantenere lo slancio nelle infrastrutture dei veicoli elettrici e garantire finanziamenti coerenti per il ripristino della natura. Senza un rinnovato impegno per una riduzione aggressiva delle emissioni, la nazione rischia di rimanere indietro rispetto ai suoi impegni di zero emissioni e di perdere i benefici economici e ambientali di una rapida transizione.

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