La NASA sta accelerando la sua tempistica per lanciare il Nancy Grace Roman Space Telescope, una missione progettata per andare oltre le istantanee “ravvicinate” dell’astronomia moderna e fornire invece un’ampia vista panoramica del cosmo.
Attualmente in fase di test pre-lancio finale presso il Goddard Space Flight Center, il lancio dell’osservatorio è previsto già a settembre, circa otto mesi prima del suo programma originale. Una volta schierato, Roman viaggerà per circa 1 milione di miglia dalla Terra verso un’orbita stabile vicino al sole, unendosi ai ranghi dei telescopi spaziali Hubble e James Webb.
Il partner dal “quadro generale”.
Sebbene i telescopi Hubble e James Webb siano famosi per la loro capacità di ingrandire oggetti specifici e distanti con dettagli incredibili, hanno un campo visivo limitato. Vedono l’universo attraverso il “buco della serratura”.
Il telescopio spaziale romano Nancy Grace cambia questa dinamica. Sebbene sia dotato di uno specchio di otto piedi di dimensioni simili a quello di Hubble, la sua fotocamera è un concentrato di visione grandangolare.
– Efficienza: per catturare un oggetto enorme come la Galassia di Andromeda, Hubble richiede circa 400 immagini individuali unite insieme. Roman può ottenere lo stesso risultato in soli due colpi.
– Scala: Roman può immaginare aree del cielo circa 100 volte più grandi di Hubble, fornendo l'”impalcatura” o il contesto strutturale che manca alle immagini isolate dello spazio profondo.
Svelare l'”Universo Oscuro”
Il principale motore scientifico di questa missione è il mistero dell’“universo oscuro”. Gli attuali modelli cosmologici suggeriscono che tutto ciò che possiamo vedere (stelle, pianeti e galassie) rappresenta solo circa il 5% dell’universo. Il resto è composto da due entità invisibili: materia oscura ed energia oscura.
Poiché queste sostanze non emettono luce, gli scienziati devono studiarne l’influenza sulla materia visibile per comprenderle. Roman affronterà questo problema attraverso tre metodi principali:
1. Mappatura delle galassie: tracciando le posizioni e le forme di centinaia di milioni di galassie, Roman mostrerà come le strutture cosmiche si sono evolute nel tempo.
2. Lente gravitazionale: il telescopio osserverà come grumi invisibili di materia oscura curvano la luce proveniente da galassie distanti, “mappando” efficacemente l’invisibile.
3. Monitoraggio delle supernova: Monitorando le supernove di tipo Ia, ovvero stelle che esplodono con luminosità prevedibile, Roman aiuterà gli scienziati a misurare la velocità con cui l’universo si sta espandendo.
“Le osservazioni attuali suggeriscono che il nostro modello standard dell’universo non è corretto,” afferma la scienziata senior del progetto Julie McEnery. “Roman sarà in grado di confermarli e di indicarci la strada per comprendere ciò che è giusto.”
Un nuovo censimento degli esopianeti
Al di là dell’energia oscura, Roman agirà come un sofisticato cacciatore di esopianeti (pianeti al di fuori del nostro sistema solare). A differenza delle missioni precedenti incentrate sui pianeti in orbita vicino alle loro stelle, Roman utilizzerà una tecnica chiamata microlensing per trovare pianeti nelle zone più fredde ed esterne del sistema solare, simili alle posizioni di Giove e Saturno.
Monitorando i densi campi stellari nella Via Lattea, Roman osserverà i sottili “blips” gravitazionali che si verificano quando una stella che trasporta un pianeta passa davanti a una stella distante sullo sfondo. Ciò potrebbe rivelare migliaia di nuovi mondi, compresi i “pianeti canaglia” che vagano nello spazio senza una stella ospite.
Inoltre, il telescopio testerà un coronografo avanzato, un dispositivo progettato per bloccare il bagliore opprimente di una stella. In caso di successo, questa tecnologia potrebbe eventualmente consentire ai futuri telescopi di acquisire immagini direttamente di pianeti simili alla Terra in orbita attorno a soli lontani.
Un atlante vivente del cosmo
Infine, quella romana servirà da biblioteca temporale per gli astronomi. Scansionando ripetutamente le stesse regioni del cielo, creerà una registrazione “prima e dopo” dell’universo. Catturerà:
– L’improvvisa accensione delle supernove.
– I bagliori che alimentano i buchi neri.
– La luminosità fluttuante di milioni di stelle nella Via Lattea.
Questo enorme set di dati fungerà da nuovo “Atlante dell’Universo”, fornendo un punto di riferimento permanente che altri telescopi potranno utilizzare per indagare su eventi cosmici improvvisi.
Conclusione
Il telescopio spaziale romano Nancy Grace rappresenta un passaggio fondamentale dallo studio degli oggetti cosmici in isolamento alla comprensione dell’universo come un sistema connesso e in evoluzione. Mappando le forze invisibili della materia oscura e dell’energia oscura, mira a correggere la nostra comprensione fondamentale di come funziona il cosmo.

























