Quasi tutti sono esposti al virus Epstein-Barr (EBV), ma solo una frazione sviluppa malattie gravi e a lungo termine come la sclerosi multipla o il lupus. Recenti ricerche rivelano che le vulnerabilità genetiche svolgono un ruolo cruciale nel determinare chi soffre gli effetti peggiori di questo patogeno ubiquitario. Uno studio che ha analizzato i dati di oltre 735.000 persone ha identificato specifiche varianti genetiche che rendono gli individui particolarmente suscettibili all’infezione cronica da EBV e alle conseguenti malattie autoimmuni.
La pervasività dell’EBV
Descritto per la prima volta nel 1964, l’EBV infetta oltre il 90% della popolazione e la maggior parte delle persone sviluppa anticorpi contro di esso senza conseguenze durature. L’infezione a breve termine si manifesta spesso come mononucleosi infettiva (“mono”), che in genere si risolve in poche settimane. Tuttavia, per un sottogruppo di individui, l’EBV sembra innescare gravi condizioni autoimmuni in cui il sistema immunitario attacca i tessuti sani.
La domanda è sempre stata: perché l’esposizione allo stesso virus porta a risultati così drasticamente diversi?
Predisposizione genetica alle infezioni croniche
I ricercatori hanno scoperto che circa il 10% della popolazione è portatrice di varianti genetiche che ostacolano la loro capacità di eliminare efficacemente l’EBV. Questi individui mantengono livelli significativamente più elevati di DNA virale nelle cellule del sangue per molto tempo dopo l’infezione iniziale.
Lo studio ha individuato 22 regioni genomiche associate all’EBV persistente, molte delle quali erano precedentemente collegate a malattie autoimmuni. In particolare, le variazioni nel complesso maggiore di istocompatibilità (MHC) – un insieme di proteine immunitarie responsabili della distinzione tra cellule proprie ed estranee – erano fortemente correlate con l’aumento dei livelli di EBV. Queste varianti compromettono la capacità del corpo di rilevare ed eliminare il virus.
Le conseguenze a lungo termine dell’infezione persistente
Quando il DNA dell’EBV persiste, stimola in modo sottile ma continuo il sistema immunitario. Questa attivazione cronica può eventualmente portare ad attacchi autoimmuni, danneggiando tessuti e organi. I risultati rafforzano il legame tra EBV e condizioni come:
- Sclerosi multipla: dove le guaine protettive attorno ai nervi vengono distrutte.
- Artrite reumatoide e lupus: malattie autoimmuni sistemiche che causano infiammazione e dolore.
- Sindrome da stanchezza cronica (ME/CFS): Con prove preliminari che suggeriscono un potenziale ruolo causale per l’EBV.
Implicazioni per il trattamento e la prevenzione
L’identificazione di specifici componenti del sistema immunitario compromessi dall’EBV persistente apre le porte a terapie mirate. I ricercatori sperano di sviluppare trattamenti che riducano i danni causati dalle infezioni croniche.
Una possibilità più radicale è la vaccinazione contro l’EBV. Sebbene esistano vaccini sperimentali, una vaccinazione diffusa rappresenterebbe un cambiamento significativo, dato che l’EBV è spesso considerata una malattia benigna. Tuttavia, considerando l’impatto debilitante delle condizioni associate, i potenziali benefici potrebbero superare i rischi.
Lo studio sottolinea che l’EBV non è semplicemente un’infezione infantile lieve per tutti. Per una minoranza significativa, rappresenta una minaccia persistente con conseguenze potenzialmente devastanti. Comprendere i fattori genetici che determinano la predisposizione è fondamentale per prevenire e trattare questi esiti gravi.
