Dopo un viaggio di 10 giorni che ha ampliato i confini dell’esplorazione umana, la missione Artemis II si sta preparando per la sua fase finale e più critica: il ritorno sulla Terra. L’equipaggio, composto dagli astronauti della NASA Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme all’astronauta dell’Agenzia spaziale canadese Jeremy Hansen, è attualmente sulla buona strada per uno schianto nell’Oceano Pacifico.

Questa missione non è semplicemente un volo; è una pietra miliare nella storia umana. Segna la prima volta che gli esseri umani si avventurano nello spazio profondo in oltre 50 anni, battendo i record di distanza e testando gli stessi sistemi che alla fine ci permetteranno di vivere e lavorare sulla Luna.

La discesa finale: cosa aspettarsi

Il ritorno della navicella spaziale Orion è una sequenza di eventi ad alto rischio. Poiché l’equipaggio viaggia a velocità incredibili, la transizione dallo spazio alla Terra richiede precisione e durata estrema.

La cronologia di Splashdown (tutti gli orari orientali):
19:33: La capsula dell’equipaggio si separa dal modulo di servizio (che fornisce energia e propulsione).
19:37: La capsula attiva i suoi propulsori per bloccare una traiettoria di atterraggio precisa.
19:53: La capsula colpisce l’atmosfera superiore della Terra a quasi 24.000 mph.
20:07: Ammaraggio previsto nell’Oceano Pacifico, a ovest di San Diego.

Nota sui rischi di rientro: Anche se la NASA sostiene che lo scudo termico della navicella è sufficiente per la missione, la discesa rimane un punto di intenso esame. La NASA ha modificato la traiettoria di ritorno per mitigare i difetti noti nel sistema di protezione termica, anche se alcuni esperti aerospaziali hanno espresso preoccupazione riguardo alla decisione di procedere con il volo.

Una missione di primati e record

Artemis II è stata definita dai suoi “superlativi”, rompendo diverse barriere storiche:
* Diversità nello spazio: L’equipaggio comprende il primo uomo di colore (Victor Glover) e la prima donna (Christina Koch) a viaggiare intorno alla Luna, nonché il primo astronauta canadese (Jeremy Hansen) a intraprendere il viaggio.
* Record di distanza: l’equipaggio ha superato il record stabilito dall’Apollo 13 nel 1970, raggiungendo una distanza massima di 252.756 miglia dalla Terra.
* Nuove Frontiere: Per la prima volta, gli esseri umani hanno osservato visivamente parti del lato nascosto della Luna rimaste in ombra durante l’era Apollo.

Oltre il giro turistico: testare i limiti

Sebbene la missione abbia catturato immagini straordinarie, tra cui un’eclissi solare di 53 minuti e nuovi dati geologici, è servita principalmente come rigoroso laboratorio nello spazio profondo. L’equipaggio ha affrontato sfide del mondo reale che hanno fornito dati vitali per i futuri atterraggi lunari:

  1. Supporto vitale ed equipaggiamento: Gli astronauti hanno testato nuove tute spaziali arancioni progettate per fornire fino a sei giorni di supporto vitale in caso di emergenza.
  2. Risoluzione dei problemi del sistema: La missione non è stata priva di problemi “umani”; l’equipaggio ha dovuto gestire problemi di comunicazione e problemi tecnici con la prima toilette progettata per lo spazio profondo, evidenziando la necessità di competenze IT e idrauliche specializzate nei voli spaziali a lungo termine.
  3. Prontezza operativa: Dalla pratica della RCP in condizioni di microgravità ai test sulle manovre di attracco, l’equipaggio ha dimostrato che i sistemi di propulsione e di supporto vitale della navicella spaziale Orion possono sostenere gli esseri umani lontani dalla Terra.

Come guardare il ritorno

La NASA fornirà una copertura in diretta dell’ammaraggio a partire dalle ore 18:30. ET. È possibile seguire l’evento tramite:
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Sito ufficiale della NASA
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YouTube e X (ex Twitter)
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App Smart TV**

Nota: sebbene durante il rientro si possa udire un boom sonico in alcune parti della California meridionale, la navicella stessa probabilmente non sarà visibile ad occhio nudo a causa del suo angolo di entrata sul Pacifico.


Conclusione
Artemis II ha colmato con successo il divario tra l’orbita terrestre e lo spazio profondo, dimostrando che l’umanità può navigare nell’ambiente lunare. Mentre l’equipaggio si prepara all’ammaraggio, la missione rappresenta un trampolino di lancio definitivo verso una presenza umana permanente sulla Luna.